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Il cammino per Santiago a cura di Patrizio Bassi |
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Dall’inizio del IX° secolo,
quando si diffuse la notizia della scoperta della tomba di S. Giacomo il
Maggiore, il Cammino non si è mai interrotto. Non voglio ripercorrere la notte
dei tempi raccontandovi di S. Giacomo il Maggiore la cui figura di seguace di
Gesù è radicata nella storia, ricordo solo che fu conosciuto come
l’evangelizzatore della Spagna e come uno dei primi martiri, decapitato da
Erode Agrippa tra il 42 e il 44 D.C.; i suoi discepoli, Teodosio e Anastasio,
ne trafugano il corpo e lo trasportano su una barca sino in Galizia, ad Irina
Flavia, dove la tomba conoscerà l’oblio. La leggenda vuole che un pastore
(sempre un umile!) veda ogni notte un gruppo di stelle su un campo, da qui il
ritrovamento della tomba intorno a cui sorgerà una città: Santiago de
Compostela. |
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Vorrei potervi dire che sono stato mosso da una “molla”
particolare nell’intraprendere questo Cammino, ma così non é. |
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12 giugno
LA
PARTENZA
Saint Jean Pied de Port, piccola cittadina pirenaica, a
circa 190 m sul l. d m. con 39 di febbre, grazie all’aria condizionata del
treno, parto per il mitico passo di Roncisvalle, ad oltre 1300 metri di quota,
in cui ancora il suono disperato dell’olifante sembra riecheggiare. Dura ascesa
sino al culmine (guardate come sono
stanchi i cavalli!…) e ancor più dura discesa alla Collegiata di
Roncisvalle, antico monastero del XIII° secolo uno dei più antichi rifugi
conosciuti ed uno dei più suggestivi per il carico di storia e leggende che vi
si intersecano, tra Franchi e Santiago.
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13 giugno
Tappa dura e difficile, dopo lo
sforzo del giorno precedente ma, come
per magia, mentre il tempo mi accoglie con una tremenda grandinata, trovo la
forza di tornare sui miei passi per aiutare una famiglia in difficoltà col peso
degli zaini: il Cammino di Santiago comincia già a produrre i suoi benefici
effetti che si riveleranno sempre più ad ogni passo.
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14 giugno
Solo alla terza tappa. già rifuggo dalla città
(Pamplona): mi sono abituato subito al silenzio, alla solitudine, alla pace.
Fatica tremenda per arrivare a Cizur Menor, quasi mezz’ora per fare gli ultimi
600 m in leggera salita… Alla sera, sperimento la prima cena coi pellegrini, di
cui una parte costituirà un gruppo con cui gli incontri e l’amicizia si
svilupperanno in maniera fantastica.
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15 giugno
Ecco, questa è una delle prime, emblematiche immagini del
Cammino: strada, cielo, nuvole e solitudine (anche se qui incontro una signora
che passeggia lungo il Cammino, molto usato dagli spagnoli per diletto). Tappa
che temevo perché dovevo salire l’ “Alto del Perdòn” che mi si è rivelato
facile. Pale eoliche per l’energia e, voltandosi indietro, si vedono i Pirenei
perdersi nella lontananza del cammino percorso. MI SENTO BENE QUESTA SERA! E
progetto di fare, domani, 31 km.
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16 giugno
Mai, mai dire certe cose! Una
sofferenza incredibile: pronti via e subito un brutale dislivello di 750 m che
mi costringe a numerose soste. L’arrivo ad Estella è semplicemente brutto,
attraverso una squallida periferia, su strade in cemento, in compenso, la
compagnia continua ad arricchirsi e stasera si organizza la prima cena
collettiva in rifugio.
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17 giugno
Oggi sperimento la forza del sole: a soli 3 km dal rifugio mi fermo all’ombra di un bel bosco di pini, dove alcuni guardaboschi spagnoli stanno facendo la siesta. Li imito e capisco perché abbiano quest’abitudine. La tappa si rivela psicologicamente difficile perché è lunga, ricca di saliscendi, come tutte le tappe fatte presenta, dopo ogni curva mille panorami diversi. Una tavolozza composita di colori accesi, di pennellate violente, come un Picasso prima maniera, tutto ha una intensità incredibile, ma la strada pare non finire mai. Arrivo a Los Arcos, strano paesino in stile messicano, abbastanza insignificante, ma con una chiesa sfarzosa , un bel rifugio tranquillo e, gioia delle gioie, HA LA PISCINA! Niente di meglio di una bella nuotata per ritemprarsi. Temo il domani: tappa “rompepiernas..”
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19 giugno
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20 giugno
Prima vera, grande crisi fisica; partito coi migliori
auspici, tempo bello e soleggiato (ma va?) percorso abbastanza pianeggiante e
vario. 12 km in perfetta solitudine sino a Navarrete, poi per giungere a
Ventosa, crisi: vomito, nausea, gambe molli. Arrivo a Ventosa e CROLLO! Credevo
mi mancassero pochi km per Najera, ne mancano ancora 10! Devio dal percorso e,
in un bar, panino col prosciutto, 2 birre, compro 2 bottiglie di acqua da 1,5
l, rifaccio 1 litro coi sali minerali. Arriverò a Najera senza un goccio
d’acqua ma scopro che il rifugio ha l’aria condizionata! Si dorme stanotte!
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21 giugno
Dopo la tappa di ieri, in cui ho bevuto in totale
qualcosa come 12 litri di acqua, oggi tutto pare facile, solo dolenzia alle
spalle dovute anche alla tappa di ieri di 29,5 km e uno zaino troppo pesante
tra acqua e viveri. Da oggi cambio: mi sono fermato dopo soli 21 km per
salutare altri amici del gruppo che ci lasciano, proseguirò con tappe a mia
misura, per evitare ressa nei rifugi e non fare tappe troppo lunghe a fronte di
alcune corte. Appuntamento a Burgos col resto del gruppo per salutarci quasi
tutti, alcuni saltano le tappe per carenza di tempo e prendono il treno per
proseguire più avanti per Santiago.
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22 giugno
Si cambia regione, dalla Rioja alla Castilla Y Leòn, per
Santiago mancano solo 529 km… Nonostante la giornata uggiosa, sapendolo avrei
storpiato, pardòn, cantato l’inno alla gioia. E’ tutto splendido: campagna,
campagna e poi ancora campagna, mi sale spontanea alle labbra una canzone di De
Andrè: Dio del cielo, se mi cercherai, nei campi di granturco tu mi troverai.
Sono felice di avere intrapreso questo viaggio, e sono certo che l’anno
prossimo tornerò a fare il volontario sul percorso per rendere un po’
dell’amore che ricevo da chi ci permette di fare questo cammino. Inizio a farmi
conoscere come idraulico/riparatutto. A casa e sul lavoro, invece, oramai mi
conoscono come :la vostra formichina arrancante sul Cammino di Santiago: perché
tale mi sento.
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23 giugno
Ascesa ai Montes de Oca: pazienza, pazienza e poi ancora
pazienza. La strada è lunga, il sole implacabile. Cammino per una sorta di
autostrada, tanto è largo il cammino e ogni tanto incontro qualche compagno di
viaggio del gruppo quasi interamente disciolto. Arrivo al convento di San Juan
de Ortega, dove ci accoglie il prete, simpaticissimo, ma non si possono lavare
i vestiti e, oltre a un piccolo ristorante, non c’è altro posto per
soggiornare! Faccio un lauto pasto e, ripartito, percorro ancora pochi km e
giungo ad un auberge appena aperto, nuovissimo, dove con meno di 15 € si mangia
la sera, si dorme e si fa colazione il giorno dopo.
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24 giugno
Piove tremendamente, l’ultimo pezzo di strada è tutto
sulla carretera principal e, per come viaggiano qui i camion, io e Carlos,
l’amico brasiliano, optiamo per fare gli ultimi km in taxi, anche perché oggi,
tutto il gruppo, tranne Carole, Patrick e Anne, si scioglie: non più americani,
non più brasiliani, non più cecoslovacchi, non più spagnoli. Si continua da
soli, anche perché si avvicinano le mesetas: altopiani semi-aridi, a 900 metri
di quota, in cui il silenzio, il vento e la solitudine la faranno da padroni
ma, stasera, grande fiesta! La grande famiglia si scioglie.
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25 giugno
La fiesta, è stata veramente
magnifica, ma abbiamo mangiato e bevuto troppo tutti, siamo andati a letto alle due del mattino per
cui, avevo deciso che oggi avrei fatto poca strada visto che, invece di fermarmi, decido di fare
ugualmente un tratto di strada. Ieri sera, oltre alla commozione degli
arrivederci (ora so che non esistono addii, prima o poi, in questa o in altra
vita, se così vogliamo, ci incontreremo ancora), è stata fortissima: nessuno,
nessuno ne è rimasto immune. Nonostante le premesse, il Cammino, che decide LUI
cosa si fa o non si fa, mi prende talmente e le foto ne sono una eloquente
testimonianza, che mi trovo a fare un lunghissimo percorso, anche perché il
rifugio in cui volevo fermarmi risulta pieno; oltre 30 km viaggiando nelle ore
più calde del giorno… E’ tappa “propedeutica” alle mesetas, il panorama inizia
ad essere quasi piatto, ci sei tu, il sole ed il vento, con un orizzonte che,
quando alzi gli occhi sembra fuggire più lontano. MA CHE BELLO! Che voglia di
gridare, di gridare di gioia, ma talmente forte che il mondo si arresti un
istante e smetta le sue inutili guerre,
che si fermi attonito ascoltando un urlo primordiale, carico di gioia; che si
fermi chiedendosi: cos’è, perché? Solo per riflettere. Sono talmente pieno di
emozioni, che ho paura di esplodere.
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26/06/2005 ore
17:47 Sapevo che la tappa di ieri era solo propedeutica a
quelle delle mesetas, ma oggi era ancor più simile: vedete le foto e capirete
lo sforzo mentale che ci vuole per superare certi percorsi. Ma non è questo il
punto, ho iniziato il cammino piangendo, stamane, e non chiedetemi perché. C’è
un maelstrom di emozioni che si agita dentro di me, che ribolle scagliando di
tanto in tanto un luminoso raggio verso il cielo: e io piango. Piango perché
ogni stilla di sudore è un lavacro che mi purifica e mi fa rinascere, che sta
facendo sorgere l'uomo nuovo e... ed io ne ho un poco paura. Stasera, parlando con una coppia francese, mi sono
trovato a condividere con loro una delle emozioni di questo viaggio e mi sono
reso conto che anche loro percepiscono con profonda intensità la vibrazione che
il Cammino trasmette: Amore - amore puro -.
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26 giugno
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27 giugno
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28 giugno
Dopo la terribile tappa di ieri, in cui le vesciche mi
sono venute e mi sono scoppiate in cammino, dove ero tanto stanco da avere la
pressione 45-80, dove non riuscivo nemmeno a stare seduto diritto a tavola per
mangiare, ma dovevo passarmi il cibo sotto il bordo, tenendo la testa
appoggiata perché i muscoli del collo non erano più in grado di reggermela da
tanto ero stanco, pensavo di andare in ospedale per curare le vesciche e
fermarmi un giorno per riposare poi, il mattino, mi metto i sandali, guardo
l’indicazione del Cammino, che va a sinistra mentre la strada del medico va a
destra e… e via per il Cammino! Tappa corta, ovviamente, solo 20 km e mi fermo al
Burgo Rañero, in un piccolo, bel rifugio, ma c’è la festa del patrono e, sino a
mezzanotte, fuochi d’artificio! Poco dormire.
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29 giugno
Nonostante “l’epopea” di Sahaguna che si fa sentire
ancora, (fanno ancora parecchio male i
piedi), appena partito mi prende un senso di gioia, ma di gioia... Vorrei
scindermi in ogni singolo atomo, elettrone, positrone neutrino e quant' altro
ci sia, per espandermi nell'universo e vedere il lento ruotare delle galassie nello splendore
dei mille colori, assistere all'ultimo guizzo d’addio di una stella morente che
saluta l'universo in attesa del suo nuovo ciclo; vorrei essere uno spirito
gioioso che corre sulle ali del vento, ridendo, solo felice di esistere, di
unire la sua gioia agli altri spiriti che popolano l’etere. Per volare con loro
sulle pianure, sulle valli, sui mari calmi e tempestosi, per ricordare al mondo
che la vita è bella e le nuove ere si avvicinano e che E’ ORA, E’ ORA IL
MOMENTO DI CAMBIARE perché è bello anche solo essere vivi. Oh come vorrei
davvero essere uno spirito disincarnato che sparge il riso nel mondo! Ma devo
fermarmi nei miei sogni, altrimenti resto chiuso fuori dal convento delle
benedettine che mi ospita stanotte a Leòn.
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30 giugno
Tappa corta, troppo asfalto e sembra che stia per
piovere, mi fermo a Villar de Mazarife, i piedi sono diventati una tortura,
meglio li curi bene, altrimenti a Santiago non ci arrivo a piedi. Aspetto
tremendo, le vesciche oramai sanguinano, domani prenderò l’autobus per Astorga
dove c’è un ottimo ospedale. Ma il senso di gioia e la fratellanza che si
sviluppano negli auberge, permane e cresce. E continua a crescere la mia fama
di riparatutto, che oramai mi precede sul cammino…
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1 luglio
Al mattino, rinuncio a partire, anche perché c’è Maria,
un Brasiliana che non riesce più a camminare e vuole andare ad Astorga per fare
una radiografia; ovviamente, nonostante le mie condizioni (che le taccio), mi
offro di aiutarla. Ci accompagnano sulla strada parallela, dove passa
l’autobus: già andato. Bisogna aspettare due ore e, sotto il sole, non ce la
sentiamo. Mi carico anche lo zaino di Maria (poca roba, solo 8 kg) e arriviamo
a Hospital Y Orbigo; mentre cammino, chiedo silenziosamente a LUI di aiutarmi a
proseguire perché mi piace troppo, non voglio arrivare a Santiago in treno o
autobus. Arrivati in paese, convinco Maria a prendere l’autobus perché anche lì
il dottore è appena andato via e nessuno dei due riesce più a camminare.
Morale: arrivati ad Astorga, Maria scopre che la sua è tendinite che richiede
un paio di giorni di riposo (e voi pensate che si sia fermata?).. L’infermiera
che si deve prendere cura di me si incavola come una biscia perché NON HO
NIENTE SOTTO I PIEDI! Si rifiuta di credere che le bende sporche di sangue
siano vere…. Ed io continuo a sentire il dolore, anche il bruciore.
L’infermiera se ne va sbraitando e dicendomi: vada via! Vada via!… Torno
all’auberge scombussolato e, un altro pellegrino, mi fa vedere un adesivo
attaccato al muro: per Santiago 257 km: mi sembra di essere già arrivato, dopo
tutta la strada fatta.
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2 luglio
Tappa difficile sulla carta, l’ascesa agli oltre 1500 m
per Foncebadòn e invece, i primi 21 km coperti cantando (con sommo disappunto
degli occasionali incontri..). A Rabanal smetto, la salita si fa aspra..
Proseguo nonostante il sole e l’ora. Arrivo al villaggio fantasma di Foncebadòn
in cui vivono due persone. L’auberge
è in una piccola chiesa, che ha destinato una porzione ai pellegrini che, col
loro passaggio stanno facendo rivivere il paese. Mangio benissimo. La notte non
chiudo occhio: raggiungo qui, l’apice del mio percorso spirituale. Grazie a
Luz, l’hospitalera, teniamo una funzione spontanea in chiesa, con pellegrini di
religioni diverse, una funzione così bella, così sentita e toccante, che sento
l’elettricità percorrermi il corpo e passo la notte fuori, a contemplare le
stelle. Ma, oltre allo spirito, come sempre penso alle cose d’ogni giorno,
costruendo uno stendino sulla ringhiera del ballatoio perché non c’era posto
per gli indumenti di tutti.
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3 luglio
Oggi, passata la Cruz de Hierro, nell’ultima salita prima
di affrontare gli oltre 17 km di tremenda discesa, continuo a vedere qualcosa
che guizza al mio fianco, ma sono solo, sempre solo, senza altri pellegrini
intorno, sono sulla terra che ha un solo sole, ma cammino con due ombre: è
mattino neanche tanto presto e mi sento riposato. So che non sono
allucinazioni. Come il giorno prima, quando la mia mente mi ha fatto vedere il
marsupio (che non ho), che cadeva, facendomi vedere il 1° rifugio di Rabanal:
dopo pochi attimi mi piomba un ciclista spagnolo che l’ha perduto e mi chiede
qualcosa (solo dopo ho saputo cosa avesse
perduto) di cui capisco solo la parola “visto” e d’istinto gli dico che no, non
l’ho visto, ma che il suo marsupio
era al rifugio di Rabanal e lì era.. E le vesciche ricompaiono.
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4 luglio
Rifugio da 160 posti stracolmo, Santiago è vicina e basta
fare solo gli ultimi 100 km per avere diritto alla “Compostela”. Tutti in piedi
alle 5. Per andare dove poi? Li raggiungo sempre dopo pochi km… Dopo il timore
del tran – tran quotidiano, alzati, fai lo zaino, cammina, vuota lo zaino, lava
la roba, che tale si è rivelato non essere mai,
mi riesce difficile accettare il caos, l’aspetto materiale che sta assumendo il
cammino. Altra lezione da imparare? Faccio comunque 30 km per evitare la tappa
normale e finire in un piccolo rifugio che si riempie sì, ma di persone che
incontro da tanta strada ormai e che, come me, cercano la quiete di questi
piccoli posti.
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5 luglio
Affronto il temuto El Cerbreiro che rivelerà avere una
fama non infondata; certo, la salita è progressiva, non terribile ma, per il
mio corazon, si rivela difficile: ci metto un bel po’ di ore e le foto mostrano
perché; risulta essere una tappa molto lunga, 37 km di infernali sali – scendi,
arrivo alla frutta al piccolissimo paese (così piccolo che non ha neanche un
negozio!) di Hospital de la Condesa e trovo il penultimo letto libero (oramai,
trovo anche gente che viaggia con l’auto al seguito quando non in auto…); in
compenso, ho conosciuto Piero, che arriva da Vicenza a piedi ed è andato anche
a S. Giovanni Rotondo a piedi.
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6 luglio
E un’altra tappa è passata: non so bene quanti km abbia
fatto, ma non conta. Bella tappa, con paesaggi estremamente variati, ma molto
“fisica”, con continui saliscendi di non poche decine di metri. Alla sera,
arrivato a Sarìa, mi tocca andare in un aubergue privato perché quello
municipale è pieno ( anche dei soliti bari): nel cambio ci guadagno, docce con
l’acqua calda regolabile (che lusso!), camere con sole quattro brandine con già
il sacco a pelo! Ma mi tocca farmi massaggiare: il continuo camminare con
problemi di vesciche e altro, mi ha fatto marciare male e ho il polpaccio
sinistro duro come il marmo. Il massaggio fatto da una gran bella ragazza, mi
ritempra e, come di consueto, si rivelerà di spesa modesta.. Difficoltà fisica
di una tappa che si è rivelata comunque, dal punto di vista paesaggistico, una
cosa bellissima: la solita accozzaglia di pensieri mi turbina dentro. A chi mi
chiederà (pensiero che ritorna come un assillo): ma questo cammino, cosa ti ha
dato? Tutto e niente. Ora, non saprei cosa dire, mi vengono in mente (sembra
assurdo, vero?) le parole di “Margherita”, quando dice: ”parlerò per ore ed
ore, abbracciamoci forte….” Sì, perché le parole non possono: abbracciamoci
forte, è così che le emozioni si trasmettono. Quando tornerò in ufficio (Bassi tornerà,
Patrizio non so quanto ci metterà a “rientrare”), e so cosa risponderò. Oltre
all’apparentemente assurdo accostamento alle parole di una canzonetta, mi viene
in mente Dante quando, nell’inferno, trova l’anima di Ulisse chiusa nella
fiamma (perché poi?) che, tra le altre cose , gli dice: “coraggio andiam, non è
mai tardi movere in cerca d’un novello mondo, fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e conoscenza…” Ma mi fa venire in mente ben altro poeta,
colui che disse: “perché è l’amor che move il mondo e ogni altra cosa…” Sì,
perché quanto dicevo prima (e Patrizio chissà dov’è), mi fa vedere immagini di
me fisicamente in treno mentre mi reco al lavoro, ma con la mente che vaga
nello spazio più profondo, dove il tempo non esiste, dove il passato sta per
accadere ed il futuro è già divenuto, dove in un breve, folgorante attimo lungo
eoni, un pensiero si concretizzò: FIAT LUX! E tutto divenne. In quello spazio
di apparente gelida bellezza, in cui si svolgono le lente, folgoranti spirali
delle galassie, in cui un sottotono permea di sé lo spazio…. Ah! Belle parole,
ma io devo pagare il mutuo, io devo andare dal dentista, il lavoro, il …!
Troppo perso in sogni, Troppo perso in aria? No! Sono i sogni il motore della
vita! La coppa dei desideri non sarà mai colma! Ma la coppa dei desideri non
del nuovo cellulare! Non dell’auto che vorrei! Non della vacanza che vorrei
fare! … La coppa dei desideri di una vita vissuta vedendo crescere con gioia i
nostri figli, vedendoli divenire persone serene, vivendo con gli amici, che non
bastano mai! Vivendo i nostri sogni traslati nel quotidiano..
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7
luglio
Bella tappa, con i consueti saliscendi (uffa!): ogni
gioia distrutta dalla notizia dell’attentato di Londra. Ho pianto, a lungo,
amaramente e … e due ragazze inglesi, mai viste, sono venute a chiedermi
perché. Abbiamo parlato a lungo, meravigliandomi della loro meraviglia per
questa mia reazione: l’attentato di Londra, non è una cosa solo inglese, è un
crimine contro il mondo, contro l’umanità.
Cercherò di fermare queste emozioni negative e di vivere
al meglio la restante, “fisica” parte del Cammino.
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8 luglio
Premonizione esatta! Dire che la restante parte del
Cammino è prova meramente fisica, sarebbe riduttivo. L’impegno, per quanto la
strada percorsa sia stata un grande l’allenamento, si rivela notevole: ciò
nonostante, continuo con tappe veramente lunghe, una media di oltre 40 km al
giorno. (Con l’aiuto di Qualcuno?)
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9 luglio
Santiago. SANTIAGO! Tremenda
tappa, lunga (oltre 47 km) con sali, più che scendi. Poco prima del Monte de
Gozo (che scempio! Addio spiritualità), fermatomi in un bar a bere cerveza (già
da 4 km senz’acqua), mi presto per la consueta opera di pronto soccorso; scopro
che il mio nome si tramanda oramai lungo il cammino… Mi ritrovo anche, a
Santiago, ad essere elogiato dal vescovo per avere “compreso lo spirito del
cammino per la dedizione mostrata che rispecchia lo spirito del cammino…”
Commozione profonda, trasformatasi in lacrime al dono di una suora spagnola di un rosario benedetto
a Fatima…. Ma mi rendo conto di avere “riunito” due giorni, ieri sera ero
troppo provato: l’emozione dell’arrivo (poca) e la fatica della tappa (tanta).
Quanta gente che balla, canta, ride e piange davanti alla cattedrale! Anche se
Santiago si rivela come Venezia: una città commerciale. Ma non ha importanza.
Tutto ciò che ho conquistato, lungo il Cammino, che tanto ho cercato di
condividere, non scomparirà, sinché avrò vita e il Cammino sopravviverà a tutto
questo, è troppo vero per
soccombere.
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11-12-13 luglio
Viaggio a Muxìa, con uscita da Santiago in autobus. Bella
cittadina di mare, calma e tranquilla, sede di una importante chiesa, dedicata
a Nosa Señora de la barca, bella chiesa di fronte all’oceano ove la leggenda
narra approdasse la Madonna, su una barca di pietra, per aiutare S. Giacomo
nella sua opera di evangelizzazione della Spagna e la cui barca si può vedere,
capovolta, davanti alla chiesa. Poi si va a Finisterrae, ultima meta (altri 45
km….) per la definitiva fine del Cammino
e del sogno
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14 luglio
Sono in aeroporto a Madrid, arrivatovi, sempre in aereo,
da Santiago; per ingannare l’attesa, mi rileggo quanto scritto, sempre di getto
in questo viaggio: le emozioni sono tornate intatte, scintillanti. Ho risentito
il magone di quando avevo il magone, la gioia quando ero gioioso, ma … ma CHI
HA SCRITTO QUELLE COSE? Sì riconosco il mio stile, la scrittura, ecc. ecc.
Tutto quello che volete ma, accidenti! Oserei dire che tutte quelle emozioni,
mi si perdoni l’immodestia, così mirabilmente espresse, siano state
vissute/espresse da una altro. So di avere fatto il cammino ma. oggi, mi pare
un solo, lungo, bellissimo sogno. E domani, solo domani saprò che è
realtà.
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