Il cammino per Santiago

a cura di Patrizio Bassi
 

Dall’inizio del IX° secolo, quando si diffuse la notizia della scoperta della tomba di S. Giacomo il Maggiore, il Cammino non si è mai interrotto. Non voglio ripercorrere la notte dei tempi raccontandovi di S. Giacomo il Maggiore la cui figura di seguace di Gesù è radicata nella storia, ricordo solo che fu conosciuto come l’evangelizzatore della Spagna e come uno dei primi martiri, decapitato da Erode Agrippa tra il 42 e il 44 D.C.; i suoi discepoli, Teodosio e Anastasio, ne trafugano il corpo e lo trasportano su una barca sino in Galizia, ad Irina Flavia, dove la tomba conoscerà l’oblio. La leggenda vuole che un pastore (sempre un umile!) veda ogni notte un gruppo di stelle su un campo, da qui il ritrovamento della tomba intorno a cui sorgerà una città: Santiago de Compostela.
 


INTRODUZIONE

    

Vorrei potervi dire che sono stato mosso da una “molla” particolare nell’intraprendere questo Cammino, ma così non é.
Qualcosa, qualcosa di così profondo, entro me stesso, qualcosa di così forte che non ho saputo, potuto o voluto analizzare, mi ha spinto ad intraprendere il Cammino. All’età di 57 anni, con una salute così così, a seguito, tra l’altro, dell’applicazione di due by pass nel 2001, con un allenamento, a dir poco, inesistente, con la beata incoscienza di un bambino sono partito per l’avventura che si sarebbe rivelata, poi, come la cosa più esaltante, bella, assoluta che potessi mai fare.

 

12 giugno 

LA PARTENZA
          

Saint Jean Pied de Port, piccola cittadina pirenaica, a circa 190 m sul l. d m. con 39 di febbre, grazie all’aria condizionata del treno, parto per il mitico passo di Roncisvalle, ad oltre 1300 metri di quota, in cui ancora il suono disperato dell’olifante sembra riecheggiare. Dura ascesa sino al culmine (guardate come sono stanchi i cavalli!…) e ancor più dura discesa alla Collegiata di Roncisvalle, antico monastero del XIII° secolo uno dei più antichi rifugi conosciuti ed uno dei più suggestivi per il carico di storia e leggende che vi si intersecano, tra Franchi e Santiago.

 

 

 

 

 

 

13 giugno                      

Tappa dura e difficile, dopo lo sforzo del  giorno precedente ma, come per magia, mentre il tempo mi accoglie con una tremenda grandinata, trovo la forza di tornare sui miei passi per aiutare una famiglia in difficoltà col peso degli zaini: il Cammino di Santiago comincia già a produrre i suoi benefici effetti che si riveleranno sempre più ad ogni passo.

 

 

14 giugno   

Solo alla terza tappa. già rifuggo dalla città (Pamplona): mi sono abituato subito al silenzio, alla solitudine, alla pace. Fatica tremenda per arrivare a Cizur Menor, quasi mezz’ora per fare gli ultimi 600 m in leggera salita… Alla sera, sperimento la prima cena coi pellegrini, di cui una parte costituirà un gruppo con cui gli incontri e l’amicizia si svilupperanno in maniera fantastica.

 

15 giugno
 

Ecco, questa è una delle prime, emblematiche immagini del Cammino: strada, cielo, nuvole e solitudine (anche se qui incontro una signora che passeggia lungo il Cammino, molto usato dagli spagnoli per diletto). Tappa che temevo perché dovevo salire l’ “Alto del Perdòn” che mi si è rivelato facile. Pale eoliche per l’energia e, voltandosi indietro, si vedono i Pirenei perdersi nella lontananza del cammino percorso. MI SENTO BENE QUESTA SERA! E progetto di fare, domani, 31 km.

 

 

16 giugno
 

Mai, mai dire certe cose! Una sofferenza incredibile: pronti via e subito un brutale dislivello di 750 m che mi costringe a numerose soste. L’arrivo ad Estella è semplicemente brutto, attraverso una squallida periferia, su strade in cemento, in compenso, la compagnia continua ad arricchirsi e stasera si organizza la prima cena collettiva in rifugio.

 

17 giugno                      

Oggi sperimento la forza del sole: a soli 3 km dal rifugio mi fermo all’ombra di un bel bosco di pini, dove alcuni guardaboschi spagnoli stanno facendo la siesta. Li imito e capisco perché abbiano quest’abitudine. La tappa si rivela psicologicamente difficile perché è lunga, ricca di saliscendi, come tutte le tappe fatte presenta, dopo ogni curva mille panorami diversi. Una tavolozza composita di colori accesi, di pennellate violente, come un Picasso prima maniera, tutto ha una intensità incredibile, ma la strada pare non finire mai. Arrivo a Los Arcos, strano paesino in stile messicano, abbastanza insignificante, ma con una chiesa sfarzosa , un bel rifugio tranquillo e, gioia delle gioie, HA LA PISCINA! Niente di meglio di una bella nuotata per ritemprarsi. Temo il domani: tappa “rompepiernas..”

 

 

19 giugno


Timori infondati: nonostante la lunghezza, quasi 30 km,  la tappa scivola via senza sussulti dal punto di vista del cammino, ma che incontri straordinari! Credevo di essere un “caso” sul Cammino e invece scopro che due by-pass sono cosa banale… Chi senza un polmone (66 anni e se la fa in bici!), chi afflitto da zoppia chi, semplicemente, è cieco… E tutti sono qui, senza lamentarsi, con gioia. A Logroño alcuni ci abbandoneranno: chi continua il prossimo anno, chi semplicemente si ferma. Il centro della cittadina è strano, solo chiese, dimesse all’esterno ed esplosivamente barocche all’interno.

 

20 giugno
 

Prima vera, grande crisi fisica; partito coi migliori auspici, tempo bello e soleggiato (ma va?) percorso abbastanza pianeggiante e vario. 12 km in perfetta solitudine sino a Navarrete, poi per giungere a Ventosa, crisi: vomito, nausea, gambe molli. Arrivo a Ventosa e CROLLO! Credevo mi mancassero pochi km per Najera, ne mancano ancora 10! Devio dal percorso e, in un bar, panino col prosciutto, 2 birre, compro 2 bottiglie di acqua da 1,5 l, rifaccio 1 litro coi sali minerali. Arriverò a Najera senza un goccio d’acqua ma scopro che il rifugio ha l’aria condizionata! Si dorme stanotte!

 

 

21 giugno
 

Dopo la tappa di ieri, in cui ho bevuto in totale qualcosa come 12 litri di acqua, oggi tutto pare facile, solo dolenzia alle spalle dovute anche alla tappa di ieri di 29,5 km e uno zaino troppo pesante tra acqua e viveri. Da oggi cambio: mi sono fermato dopo soli 21 km per salutare altri amici del gruppo che ci lasciano, proseguirò con tappe a mia misura, per evitare ressa nei rifugi e non fare tappe troppo lunghe a fronte di alcune corte. Appuntamento a Burgos col resto del gruppo per salutarci quasi tutti, alcuni saltano le tappe per carenza di tempo e prendono il treno per proseguire più avanti per Santiago.

 

 

22 giugno
 

Si cambia regione, dalla Rioja alla Castilla Y Leòn, per Santiago mancano solo 529 km… Nonostante la giornata uggiosa, sapendolo avrei storpiato, pardòn, cantato l’inno alla gioia. E’ tutto splendido: campagna, campagna e poi ancora campagna, mi sale spontanea alle labbra una canzone di De Andrè: Dio del cielo, se mi cercherai, nei campi di granturco tu mi troverai. Sono felice di avere intrapreso questo viaggio, e sono certo che l’anno prossimo tornerò a fare il volontario sul percorso per rendere un po’ dell’amore che ricevo da chi ci permette di fare questo cammino. Inizio a farmi conoscere come idraulico/riparatutto. A casa e sul lavoro, invece, oramai mi conoscono come :la vostra formichina arrancante sul Cammino di Santiago: perché tale mi sento.

 

23 giugno
 

Ascesa ai Montes de Oca: pazienza, pazienza e poi ancora pazienza. La strada è lunga, il sole implacabile. Cammino per una sorta di autostrada, tanto è largo il cammino e ogni tanto incontro qualche compagno di viaggio del gruppo quasi interamente disciolto. Arrivo al convento di San Juan de Ortega, dove ci accoglie il prete, simpaticissimo, ma non si possono lavare i vestiti e, oltre a un piccolo ristorante, non c’è altro posto per soggiornare! Faccio un lauto pasto e, ripartito, percorro ancora pochi km e giungo ad un auberge appena aperto, nuovissimo, dove con meno di 15 € si mangia la sera, si dorme e si fa colazione il giorno dopo. 

 

 

24 giugno
 

Piove tremendamente, l’ultimo pezzo di strada è tutto sulla carretera principal e, per come viaggiano qui i camion, io e Carlos, l’amico brasiliano, optiamo per fare gli ultimi km in taxi, anche perché oggi, tutto il gruppo, tranne Carole, Patrick e Anne, si scioglie: non più americani, non più brasiliani, non più cecoslovacchi, non più spagnoli. Si continua da soli, anche perché si avvicinano le mesetas: altopiani semi-aridi, a 900 metri di quota, in cui il silenzio, il vento e la solitudine la faranno da padroni ma, stasera, grande fiesta! La grande famiglia si scioglie.

 

 

25 giugno
 

La fiesta, è stata veramente magnifica, ma abbiamo mangiato e bevuto troppo tutti,  siamo andati a letto alle due del mattino per cui, avevo deciso che oggi avrei fatto poca strada visto  che, invece di fermarmi, decido di fare ugualmente un tratto di strada. Ieri sera, oltre alla commozione degli arrivederci (ora so che non esistono addii, prima o poi, in questa o in altra vita, se così vogliamo, ci incontreremo ancora), è stata fortissima: nessuno, nessuno ne è rimasto immune. Nonostante le premesse, il Cammino, che decide LUI cosa si fa o non si fa, mi prende talmente e le foto ne sono una eloquente testimonianza, che mi trovo a fare un lunghissimo percorso, anche perché il rifugio in cui volevo fermarmi risulta pieno; oltre 30 km viaggiando nelle ore più calde del giorno… E’ tappa “propedeutica” alle mesetas, il panorama inizia ad essere quasi piatto, ci sei tu, il sole ed il vento, con un orizzonte che, quando alzi gli occhi sembra fuggire più lontano. MA CHE BELLO! Che voglia di gridare, di gridare di gioia, ma talmente forte che il mondo si arresti un istante  e smetta le sue inutili guerre, che si fermi attonito ascoltando un urlo primordiale, carico di gioia; che si fermi chiedendosi: cos’è, perché? Solo per riflettere. Sono talmente pieno di emozioni, che ho paura di esplodere.

 

   26/06/2005 ore 17:47

Sapevo che la tappa di ieri era solo propedeutica a quelle delle mesetas, ma oggi era ancor più simile: vedete le foto e capirete lo sforzo mentale che ci vuole per superare certi percorsi. Ma non è questo il punto, ho iniziato il cammino piangendo, stamane, e non chiedetemi perché. C’è un maelstrom di emozioni che si agita dentro di me, che ribolle scagliando di tanto in tanto un luminoso raggio verso il cielo: e io piango. Piango perché ogni stilla di sudore è un lavacro che mi purifica e mi fa rinascere, che sta facendo sorgere l'uomo nuovo e... ed io ne ho un poco paura.
Nonostante la bellezza dei dintorni, mi è tornata in mente una breve poesia che qualche anno fa scrissi:

Se tutto il male dell'uomo,
si componesse in me.
Signore.

Se tutto il bene dell'uomo,
si componesse in me,
Signore.

Non sarei altro che un uomo.
Un povero uomo.

E mi fa piangere. Piango per il senso di abbandono, per il senso di perdita, ma non chiedetemi di cosa o di chi. Ogni giorno di più questo cammino mi appare come la parabola della vita: a Burgos, lasciando gli amici, ho abbandonato la pubertà ed ora mi avvio sul duro, difficile cammino di diventare un uomo. Ogni giorno, ogni giorno è veramente un inizio. E mi sento fragile. Mi mancano gli affetti consueti e, pur se immaginavo che il Cammino fosse questo, non avrei mai potuto pensare che fosse così intenso.
Oh! Ma perché non sono donna! Credo che solo una donna sappia travalicare le mie parole e comprendere l'emozione che dietro di esse si cela! La gioia, la pura gioia di vedere una nuova vita dopo la sofferenza! Noi maschietti, purtroppo, possiamo solo immaginarlo... Io sento che sto rinascendo, rivivendo l'esperienza di quando venni partorito, ma con il cervello di adulto che può ricordare. Questo è il mio Cammino di oggi.

Stasera, parlando con una coppia francese, mi sono trovato a condividere con loro una delle emozioni di questo viaggio e mi sono reso conto che anche loro percepiscono con profonda intensità la vibrazione che il Cammino trasmette: Amore - amore puro -.
Sono stanco, perché fare oltre 64 km in due giorni, anche se lo zaino quasi non lo sento più anche se comincio ad essere abbastanza allenato (ma per il Cammino, non lo si è mai a sufficienza..), il segno l'hanno lasciato. A nanna presto, stasera, programmando, per quanto possibile, la tappa di domani. Sono difficili e a km.ggio obbligato. Poi inizieranno le montagne, La Cruz de Hierro (1510 m. s.l.m.), El Cebreiro  e così via, ma mi avrai, Santiago.

 

 

26 giugno

Tappa corta, fermato a Carrion de Los Condes, perché oggi “non gira”. Brutta strada, un infinito rettilineo di fianco alla carrettera, che ti fa venire voglia di fare l’autostop. La tentazione di evitare ciò che è brutto o noioso… Il dolore, a volte aiuta, ma vincere la noia è più difficile: altro ammaestramento del Cammino.

 

27 giugno
 

L’altro ieri, la tappa l’avevo soprannominata “La Redenzione”. Oggi siamo alla “Disperazione”. Tutto inizia sotto i migliori auspici, strada con qualche nuovo compagno, ma non ci fermiamo agli stessi auberge e, a Terradillos de Los Templarios, altisonante nome per 4 case  in croce, non mi rendo conto di essere arrivato. Lo scopro 3 km più avanti perché, anche se il paese è piccolo, almeno ha il nome… Decido di proseguire e, arrivato a S. Nicolas, visto che mancano solo 6 km a Shahguna, decido di arrivarci. Appena risalgo dalla valletta in cui si adagia il paese, inizia a soffiarmi contro un forte vento. L’avessi ascoltato! Quando mancano circa 3 km a Sahaguna, perdo la strada nell’infinita solitudine delle mesetas. Ad un certo punto, sull’orlo dello sfinimento, vedo formarsi nuvole minacciose e qualche lampo inizia a guizzare. Mi fermo e, appoggiato alle racchette, parlo con LUI come se fosse davanti a me (non lo era forse?) e dico, testuali parole: “va bene, se hai deciso così, mi levo lo zaino e muoio qui”… Appena pronunciate le parole, le nubi si dissolvono e un raggio di sole illumina Grajal dos Campos che, con la mia meta, c’entrava niente. Qui, cerco un taxi, qualcosa ma non c’è anima viva. Mi fermo e, barcollante, mi appoggio al muro; si apre una porta e vengo soccorso da un signore che, dopo avermi aperto le porte della sua casa, mi rifocilla,  offrendomi tutto ciò di cui avevo bisogno, da una doccia al dormire. Lo ringrazio, ma voglio andare al rifugio e mi accompagna lui per testimoniare che ho sbagliato strada, non ho barato. Lungo la strada, analizzando il percorso insieme a lui, scopro di avere fatto oltre 57 km e che è il Sindaco della città… Me lo avevano detto che avrei trovato la Provvidenza, lungo il Cammino.

 

28 giugno
 

Dopo la terribile tappa di ieri, in cui le vesciche mi sono venute e mi sono scoppiate in cammino, dove ero tanto stanco da avere la pressione 45-80, dove non riuscivo nemmeno a stare seduto diritto a tavola per mangiare, ma dovevo passarmi il cibo sotto il bordo, tenendo la testa appoggiata perché i muscoli del collo non erano più in grado di reggermela da tanto ero stanco, pensavo di andare in ospedale per curare le vesciche e fermarmi un giorno per riposare poi, il mattino, mi metto i sandali, guardo l’indicazione del Cammino, che va a sinistra mentre la strada del medico va a destra e… e via per il Cammino! Tappa corta, ovviamente, solo 20 km e mi fermo al Burgo Rañero, in un piccolo, bel rifugio, ma c’è la festa del patrono e, sino a mezzanotte, fuochi d’artificio! Poco dormire.

 

 

29 giugno
 

Nonostante “l’epopea” di Sahaguna che si fa sentire ancora,  (fanno ancora parecchio male i piedi), appena partito mi prende un senso di gioia, ma di gioia... Vorrei scindermi in ogni singolo atomo, elettrone, positrone neutrino e quant' altro ci sia, per espandermi nell'universo e vedere il  lento ruotare delle galassie nello splendore dei mille colori, assistere all'ultimo guizzo d’addio di una stella morente che saluta l'universo in attesa del suo nuovo ciclo; vorrei essere uno spirito gioioso che corre sulle ali del vento, ridendo, solo felice di esistere, di unire la sua gioia agli altri spiriti che popolano l’etere. Per volare con loro sulle pianure, sulle valli, sui mari calmi e tempestosi, per ricordare al mondo che la vita è bella e le nuove ere si avvicinano e che E’ ORA, E’ ORA IL MOMENTO DI CAMBIARE perché è bello anche solo essere vivi. Oh come vorrei davvero essere uno spirito disincarnato che sparge il riso nel mondo! Ma devo fermarmi nei miei sogni, altrimenti resto chiuso fuori dal convento delle benedettine che mi ospita stanotte a Leòn.

 

 

30 giugno
 

Tappa corta, troppo asfalto e sembra che stia per piovere, mi fermo a Villar de Mazarife, i piedi sono diventati una tortura, meglio li curi bene, altrimenti a Santiago non ci arrivo a piedi. Aspetto tremendo, le vesciche oramai sanguinano, domani prenderò l’autobus per Astorga dove c’è un ottimo ospedale. Ma il senso di gioia e la fratellanza che si sviluppano negli auberge, permane e cresce. E continua a crescere la mia fama di riparatutto, che oramai mi precede sul cammino…

 

 

1 luglio
 

Al mattino, rinuncio a partire, anche perché c’è Maria, un Brasiliana che non riesce più a camminare e vuole andare ad Astorga per fare una radiografia; ovviamente, nonostante le mie condizioni (che le taccio), mi offro di aiutarla. Ci accompagnano sulla strada parallela, dove passa l’autobus: già andato. Bisogna aspettare due ore e, sotto il sole, non ce la sentiamo. Mi carico anche lo zaino di Maria (poca roba, solo 8 kg) e arriviamo a Hospital Y Orbigo; mentre cammino, chiedo silenziosamente a LUI di aiutarmi a proseguire perché mi piace troppo, non voglio arrivare a Santiago in treno o autobus. Arrivati in paese, convinco Maria a prendere l’autobus perché anche lì il dottore è appena andato via e nessuno dei due riesce più a camminare. Morale: arrivati ad Astorga, Maria scopre che la sua è tendinite che richiede un paio di giorni di riposo (e voi pensate che si sia fermata?).. L’infermiera che si deve prendere cura di me si incavola come una biscia perché NON HO NIENTE SOTTO I PIEDI! Si rifiuta di credere che le bende sporche di sangue siano vere…. Ed io continuo a sentire il dolore, anche il bruciore. L’infermiera se ne va sbraitando e dicendomi: vada via! Vada via!… Torno all’auberge scombussolato e, un altro pellegrino, mi fa vedere un adesivo attaccato al muro: per Santiago 257 km: mi sembra di essere già arrivato, dopo tutta la strada fatta.

 

2 luglio
 

Tappa difficile sulla carta, l’ascesa agli oltre 1500 m per Foncebadòn e invece, i primi 21 km coperti cantando (con sommo disappunto degli occasionali incontri..). A Rabanal smetto, la salita si fa aspra.. Proseguo nonostante il sole e l’ora. Arrivo al villaggio fantasma di Foncebadòn in cui vivono due persone. L’auberge è in una piccola chiesa, che ha destinato una porzione ai pellegrini che, col loro passaggio stanno facendo rivivere il paese. Mangio benissimo. La notte non chiudo occhio: raggiungo qui, l’apice del mio percorso spirituale. Grazie a Luz, l’hospitalera, teniamo una funzione spontanea in chiesa, con pellegrini di religioni diverse, una funzione così bella, così sentita e toccante, che sento l’elettricità percorrermi il corpo e passo la notte fuori, a contemplare le stelle. Ma, oltre allo spirito, come sempre penso alle cose d’ogni giorno, costruendo uno stendino sulla ringhiera del ballatoio perché non c’era posto per gli indumenti di tutti.

 

3 luglio
 

Oggi, passata la Cruz de Hierro, nell’ultima salita prima di affrontare gli oltre 17 km di tremenda discesa, continuo a vedere qualcosa che guizza al mio fianco, ma sono solo, sempre solo, senza altri pellegrini intorno, sono sulla terra che ha un solo sole, ma cammino con due ombre: è mattino neanche tanto presto e mi sento riposato. So che non sono allucinazioni. Come il giorno prima, quando la mia mente mi ha fatto vedere il marsupio (che non ho), che cadeva, facendomi vedere il 1° rifugio di Rabanal: dopo pochi attimi mi piomba un ciclista spagnolo che l’ha perduto e mi chiede qualcosa (solo dopo ho saputo cosa avesse perduto) di cui capisco solo la parola “visto” e d’istinto gli dico che no, non l’ho visto, ma che il suo marsupio era al rifugio di Rabanal e lì era.. E le vesciche ricompaiono.

 

 

4 luglio
 

Rifugio da 160 posti stracolmo, Santiago è vicina e basta fare solo gli ultimi 100 km per avere diritto alla “Compostela”. Tutti in piedi alle 5. Per andare dove poi? Li raggiungo sempre dopo pochi km… Dopo il timore del tran – tran quotidiano, alzati, fai lo zaino, cammina, vuota lo zaino, lava la roba, che tale si è rivelato non essere mai, mi riesce difficile accettare il caos, l’aspetto materiale che sta assumendo il cammino. Altra lezione da imparare? Faccio comunque 30 km per evitare la tappa normale e finire in un piccolo rifugio che si riempie sì, ma di persone che incontro da tanta strada ormai e che, come me, cercano la quiete di questi piccoli posti.

 

5 luglio
 

Affronto il temuto El Cerbreiro che rivelerà avere una fama non infondata; certo, la salita è progressiva, non terribile ma, per il mio corazon, si rivela difficile: ci metto un bel po’ di ore e le foto mostrano perché; risulta essere una tappa molto lunga, 37 km di infernali sali – scendi, arrivo alla frutta al piccolissimo paese (così piccolo che non ha neanche un negozio!) di Hospital de la Condesa e trovo il penultimo letto libero (oramai, trovo anche gente che viaggia con l’auto al seguito quando non in auto…); in compenso, ho conosciuto Piero, che arriva da Vicenza a piedi ed è andato anche a S. Giovanni Rotondo a piedi.

 

 

6 luglio
 

E un’altra tappa è passata: non so bene quanti km abbia fatto, ma non conta. Bella tappa, con paesaggi estremamente variati, ma molto “fisica”, con continui saliscendi di non poche decine di metri. Alla sera, arrivato a Sarìa, mi tocca andare in un aubergue privato perché quello municipale è pieno ( anche dei soliti bari): nel cambio ci guadagno, docce con l’acqua calda regolabile (che lusso!), camere con sole quattro brandine con già il sacco a pelo! Ma mi tocca farmi massaggiare: il continuo camminare con problemi di vesciche e altro, mi ha fatto marciare male e ho il polpaccio sinistro duro come il marmo. Il massaggio fatto da una gran bella ragazza, mi ritempra e, come di consueto, si rivelerà di spesa modesta.. Difficoltà fisica di una tappa che si è rivelata comunque, dal punto di vista paesaggistico, una cosa bellissima: la solita accozzaglia di pensieri mi turbina dentro. A chi mi chiederà (pensiero che ritorna come un assillo): ma questo cammino, cosa ti ha dato? Tutto e niente. Ora, non saprei cosa dire, mi vengono in mente (sembra assurdo, vero?) le parole di “Margherita”, quando dice: ”parlerò per ore ed ore, abbracciamoci forte….” Sì, perché le parole non possono: abbracciamoci forte, è  così  che le emozioni si trasmettono.  Quando tornerò in ufficio (Bassi tornerà, Patrizio non so quanto ci metterà a “rientrare”), e so cosa risponderò. Oltre all’apparentemente assurdo accostamento alle parole di una canzonetta, mi viene in mente Dante quando, nell’inferno, trova l’anima di Ulisse chiusa nella fiamma (perché poi?) che, tra le altre cose , gli dice: “coraggio andiam, non è mai tardi movere in cerca d’un novello mondo, fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza…” Ma mi fa venire in mente ben altro poeta, colui che disse: “perché è l’amor che move il mondo e ogni altra cosa…” Sì, perché quanto dicevo prima (e Patrizio chissà dov’è), mi fa vedere immagini di me fisicamente in treno mentre mi reco al lavoro, ma con la mente che vaga nello spazio più profondo, dove il tempo non esiste, dove il passato sta per accadere ed il futuro è già divenuto, dove in un breve, folgorante attimo lungo eoni, un pensiero si concretizzò: FIAT LUX! E tutto divenne. In quello spazio di apparente gelida bellezza, in cui si svolgono le lente, folgoranti spirali delle galassie, in cui un sottotono permea di sé lo spazio…. Ah! Belle parole, ma io devo pagare il mutuo, io devo andare dal dentista, il lavoro, il …! Troppo perso in sogni, Troppo perso in aria? No! Sono i sogni il motore della vita! La coppa dei desideri non sarà mai colma! Ma la coppa dei desideri non del nuovo cellulare! Non dell’auto che vorrei! Non della vacanza che vorrei fare! … La coppa dei desideri di una vita vissuta vedendo crescere con gioia i nostri figli, vedendoli divenire persone serene, vivendo con gli amici, che non bastano mai! Vivendo i nostri sogni traslati nel quotidiano..

 

7 luglio
 

Bella tappa, con i consueti saliscendi (uffa!): ogni gioia distrutta dalla notizia dell’attentato di Londra. Ho pianto, a lungo, amaramente e … e due ragazze inglesi, mai viste, sono venute a chiedermi perché. Abbiamo parlato a lungo, meravigliandomi della loro meraviglia per questa mia reazione: l’attentato di Londra, non è una cosa solo inglese, è un crimine contro il mondo, contro l’umanità.

Cercherò di fermare queste emozioni negative e di vivere al meglio la restante, “fisica” parte del Cammino.

 

 

8 luglio
 

Premonizione esatta! Dire che la restante parte del Cammino è prova meramente fisica, sarebbe riduttivo. L’impegno, per quanto la strada percorsa sia stata un grande l’allenamento, si rivela notevole: ciò nonostante, continuo con tappe veramente lunghe, una media di oltre 40 km al giorno. (Con l’aiuto di Qualcuno?)

 

 

9 luglio
 

Santiago. SANTIAGO! Tremenda tappa, lunga (oltre 47 km) con sali, più che scendi. Poco prima del Monte de Gozo (che scempio! Addio spiritualità), fermatomi in un bar a bere cerveza (già da 4 km senz’acqua), mi presto per la consueta opera di pronto soccorso; scopro che il mio nome si tramanda oramai lungo il cammino… Mi ritrovo anche, a Santiago, ad essere elogiato dal vescovo per avere “compreso lo spirito del cammino per la dedizione mostrata che rispecchia lo spirito del cammino…” Commozione profonda, trasformatasi in lacrime al dono di una suora spagnola di un rosario benedetto a Fatima…. Ma mi rendo conto di avere “riunito” due giorni, ieri sera ero troppo provato: l’emozione dell’arrivo (poca) e la fatica della tappa (tanta). Quanta gente che balla, canta, ride e piange davanti alla cattedrale! Anche se Santiago si rivela come Venezia: una città commerciale. Ma non ha importanza. Tutto ciò che ho conquistato, lungo il Cammino, che tanto ho cercato di condividere, non scomparirà, sinché avrò vita e il Cammino sopravviverà a tutto questo, è troppo vero per soccombere.

 

11-12-13 luglio
 

Viaggio a Muxìa, con uscita da Santiago in autobus. Bella cittadina di mare, calma e tranquilla, sede di una importante chiesa, dedicata a Nosa Señora de la barca, bella chiesa di fronte all’oceano ove la leggenda narra approdasse la Madonna, su una barca di pietra, per aiutare S. Giacomo nella sua opera di evangelizzazione della Spagna e la cui barca si può vedere, capovolta, davanti alla chiesa. Poi si va a Finisterrae, ultima meta (altri 45 km….) per  la definitiva fine del Cammino e del sogno

 

14 luglio

 

Sono in aeroporto a Madrid, arrivatovi, sempre in aereo, da Santiago; per ingannare l’attesa, mi rileggo quanto scritto, sempre di getto in questo viaggio: le emozioni sono tornate intatte, scintillanti. Ho risentito il magone di quando avevo il magone, la gioia quando ero gioioso, ma … ma CHI HA SCRITTO QUELLE COSE? Sì riconosco il mio stile, la scrittura, ecc. ecc. Tutto quello che volete ma, accidenti! Oserei dire che tutte quelle emozioni, mi si perdoni l’immodestia, così mirabilmente espresse, siano state vissute/espresse da una altro. So di avere fatto il cammino ma. oggi, mi pare un solo, lungo, bellissimo sogno. E domani, solo domani saprò che è realtà.