La Vecchia e il Gattino


Passeggiava in solitudine, come aveva già fatto tante altre volte. La piccola spiaggia era deserta, poiché il tempo dei bagnanti e degli ombrelloni era ancora un po' lontano.

Le onde lambivano i suoi piedi, giocando sulla pelle delle dita macchiate dai segni del tempo.

 
Fra le braccia, il gattino miagolava spaventato dalla vicinanza dell'acqua. Non aveva certo dimenticato di essere stato salvato una settimana prima, proprio su quella spiaggia, dopo essere stato abbandonato in una cassetta sfondata troppo vicina alla riva.


La donna accarezzò il micio, pensando a quanto assomigliasse ad un miagolio il pianto dei suoi nipotini, quando non avevano che poche settimane.

 

E, improvvisa come un pugno, la consapevolezza di quanto invece quel pianto era diverso da quello di adesso, da quello di quei giovani uomini che erano divenuti di fronte alle pieghe della vita.


E il laccio annodato al suo cuore di mamma tornò a stringere più forte.


Soffocò un singhiozzo. Il pensiero andava, inarrestabile, inesorabile, sfiorando il parroco dall'aria mesta che parlava, e parlava, e parlava.

Sfiorando il volto scavato del genero con cui non era mai riuscita ad andare d'accordo.

Sfiorando l'odore appiccicoso dell'incenso, i fiori privi della loro allegria, inerti testimoni della grande scatola di legno scuro su cui erano posati, proprio davanti all'altare.

Sfiorando il sorriso di sua figlia che non avrebbe rivisto.
 

E il dolore divenne nuovamente forte, più di qualsiasi sua difesa, più di qualsiasi sua resistenza.
 

Il gattino non miagolava più. Ricambiava con le fusa le carezze della donna, strofinando la testina contro la mano ossuta.
 

 
By Onda Azzurra

 

mare d'Irlanda, ottobre 2004

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